Il complesso della SS. Trinità

Il team effettua delle ricerche riguardo al complesso della Santissima Trinità di Venosa approfondendo un argomento a piacere poi sceglie un’ opera che si trova al suo interno del quale dovrà ricostruire l’ appartenenza culturale e quindi gli incroci di culture che ci sono dietro all’intero Complesso di Venosa.

 

Il complesso della Santissima Trinità

è tra i più importanti siti monumentali di Venosa, il cui interesse si deve al fatto che nell’abbazia contiene la stratificazione di tracce ereditate principalmente da Romani, Longobardi e Normanni. La struttura si compone della chiesa antica (o chiesa vecchia), a cui dà accesso l’entrata principale, e della chiesa Incompiuta (o chiesa Nuova), la cui costruzione non fu mai portata a termine.

 

Uno dei più singolari e interessanti monumenti medievali dell’Italia meridionale, è un suggestivo complesso isolato nella campagna alle porte di Venosa, formato da tre parti distinte: la chiesa vecchia, la sede abbaziale e l’incompiuta chiesa nuova. Di origine paleocristiana, il complesso abbaziale fu ampliato in periodo normanno, consacrato nel 1059, e successivamente ingrandito dai Benedettini (1135), che tuttavia non ultimarono i lavori. La chiesa vecchia, fondata nel sec. XI, sostituisce l’originaria cattedrale paleocristiana, della quale sono stati portati in luce cospicui resti (mosaici pavimentali e la stretta cripta); ha una semplice facciata e un portale frammentario della fine del ‘200. Nell’interno, a tre navate con abside, assai rimaneggiato, è la tomba di Alberada, prima moglie di Roberto il Guiscardo (1048-58), e affreschi bizantineggianti. Ilpalazzo abbaziale, a destra della facciata della chiesa vecchia, è aperto a pianterreno da due arcate; al piano superiore i vari ambienti hanno finestre a bifora; una cappelletta è coperta da cupola di tipo musulmano. La chiesa nuova fu iniziata dietro l’abside della vecchia nel 1135, in forme romaniche di derivazione francese, utilizzando materiale del vicino anfiteatro, di antiche chiese e delle catacombe ebraiche di età imperiale e altomedievale. Della grande costruzione, rimasta incompiuta, restano i muri perimetrali, le tre absidi, e nell’interno, progettato a tre navate con transetti absidati e presbiterio cinto da deambulatorio secondo il modello delle «chiese dei pellegrini», il colonnato di destra della navata mediana. Accanto alla chiesa nuova sono tracce dell’antico Battistero paleocristiano (sec. V).

La chiesa Antica

La chiesa preserva un impianto in stile paleocristiano, strutturato da una pianta basilicale romana con un’ampia navata centrale e l’abside posta sul fondo, ma nel corso del tempo ha subito varie mutazioni a partire dal VII secolo, fino agli apporti di ricostruzione e restauro ad opera di Longobardi (nel X secolo) e Normanni (tra il XI ed il XIII secolo).

L’ingresso della Chiesa, in stile romanico, esibisce sul lato sinistro due sculture di leoni in pietra e quattro sporgenze, che corrispondono ad altrettante facciate sovrapposte l’una all’altra nel corso dei secoli. Da destra verso sinistra: la prima sporgenza è di epoca normanna tra il XI e XII secolo; la seconda è longobarda, datata il X secolo; la terza è del VIII-IX secolo e la quarta è l’entrata laterale della Basilica Paleocristiana, al momento chiusa.

Varcando la soglia dell’edificio, si possono rimirare varie sculture di civiltà eterogenee, perlopiù romane, e la cosiddetta Colonna dell’Amicizia, opera romana sormontata da un capitello bizantino. La Colonna venne chiamata così perché dice la tradizione che girarvi intorno tenendosi per mano sia un presagio di eterna amicizia e per le giovani spose che si comprimano tra colonna e parete, un augurio di fecondità.

Poco prima dell’ingresso della Chiesa, vi sono due facciate. La prima è costituita da un portale realizzato dal Maestro Palmieri nel 1287 e, alla sua sinistra, è osservabile un grande affresco del XV secolo che raffigura San Cristoforo. La seconda facciata è composta dal massiccio arco del porticato, seguito da altri due archi, sovrastati da una galleria di piccoli archi ciechi. Vicino alla facciata si trova la scalinata che conduce al Monastero.

 

“Ascrivibili al romanico, con influssi di diverse regioni italiane nonché di gotico cluniacense, sono: l’abbazia della SS. Trinità di Venosa…”

 

“Appartengono all’Età angioina gli affreschi della Trinità di Venosa..”

 

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Alessia Pietropinto 

 

LA COLONNA DELL’ AMICIZIA                                                             Pasquale Bisceglia

La Colonna dell’Amicizia è un’opera romana sormontata da un capitello bizantino. La Colonna venne chiamata così perché, come dice la tradizione, che girarvi intorno tenendosi per mano sia un presagio di eterna amicizia e per le giovani spose che si comprimano tra colonna e parete, un augurio di fecondità.

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I cavalieri di malta

Giuseppe Mancusi

Quella dei Cavalieri Ospitalieri o Ospedalieri, nati come Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, quindi conosciuti come Cavalieri di Rodi e in seguito come Cavalieri di Malta, è una tradizione che inizia come ordine ospedaliero benedettino intorno alla prima metà dell’XI secolo a Gerusalemme e divenuto, in seguito alla prima crociata, un ordine religioso cavalleresco cristiano dotato di un proprio statuto a cui fu affidata la cura e la difesa dei pellegrini diretti in Terra santa. In seguito alla perdita dei territori cristiani in Terrasanta, l’Ordine si rifugiò brevemente a Cipro e poi a Rodi, su cui estese la propria sovranità, e successivamente a Malta con lo stato di vassallo del re di Sicilia. Si può dire che l’ordine medioevale sia giunto ad un termine a seguito della sua espulsione da Malta da parte di Napoleone (1798). Il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), di fede cattolica, costituisce il principale successore di questa tradizione: è presente in oltre 110 paesi e, abbandonato l’impegno militare, realizza iniziative a carattere benefico ed assistenziale. Esistono inoltre altri Ordini di fede protestante o anglicana, come il Venerabile Ordine di San Giovanni, con sede a Londra e l’Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Brandeburgo, già sotto protezione degli Hohenzollern. Inoltre questi cavalieri hanno come stemma un “blasone” dell’ordine.Lo stemma, dal greco στέμμα (stémma), corona, è l’insieme di scudo ed ornamenti esteriori di un’insegna simbolica gentilizia, nazionale o civica. Lo scudo è un elemento necessario dello stemma. Si tratta di un elemento grafico che consente, in prima approssimazione, di richiamare alla mente, con immediatezza e precisione, una persona, un gruppo sociale, un territorio, ecc.

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La storia dei cavalieri riguardo i primi anni di vita della fondazione

Nel 600 all’abate Probus fu commissionata da papa Gregorio I la costruzione di un ospitale a Gerusalemme per avere cura dei pellegrini cristiani in Terrasanta. Nel IX secolo Carlo Magno, imperatore del Sacro Romano Impero, ingrandì l’ostello di Probus e vi aggiunse una biblioteca. Circa due secoli dopo, nel 1005, l’Imām fatimide al-Hākim distrusse l’ostello assieme con altri tremila edifici. Fece portare ai cristiani, appese al collo, delle croci di legno, lunghe circa un metro e larghe mezzo. Malgrado ai cristiani non fosse permesso di acquistare schiavi, maschi o femmine, e godessero di pochi privilegi, ad essi era concesso di usare i cavalli a condizione che essi cavalcassero con la sella di legno e finimenti disadorni. Nel 1023 dei mercanti da Amalfi e Salerno ebbero il permesso dall’Imām fatimide d’Egitto al-Zāhir (reg. 1021-1036) di ricostruire l’ospizio a Gerusalemme. L’ospizio, che fu edificato sul luogo del monastero di San Giovanni l’Elemosiniere, serviva i pellegrini cristiani che viaggiavano per visitare i paesi e i luoghi dove Gesù era nato, vissuto, morto, risorto e asceso al cielo. Questa struttura era servita da monaci benedettini. L’Ordine Ospitaliero fu fondato in seguito alla prima crociata dal Beato Gerardo Sasso, ritenuto da alcuni francese  ma provato essere Amalfitano, più precisamente proveniente dal borgo di Scala attualmente detta “Del Monastero” dov’era in antichità il seggio dei nobili, il cui ruolo di fondatore fu confermato dalla bolla papale “Pie postulatio voluntatis” di papa Pasquale II del 15 febbraio 1113. Gerardo acquisì terre e rendite per il suo Ordine per tutto il Regno di Gerusalemme e dintorni. Il suo successore Raymond du Puy de Provence istituì il primo ospizio degli Ospitalieri nei pressi della Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Il gruppo inizialmente si prendeva cura solo dei pellegrini giunti a Gerusalemme, ma presto l’ordine estese i suoi servizi alla scorta armata ai pellegrini. La scorta in breve crebbe fino a diventare una sostanziosa forza armata. Assieme con i Cavalieri Templari, formatisi poco dopo nel 1119, gli Ospitalieri divennero uno dei più potenti gruppi cristiani nell’area. L’Ordine cominciò a distinguersi in battaglia contro i musulmani e i suoi soldati indossavano una sopravveste nera con una croce bianca. Dalla metà del XII secolo l’ordine era nettamente diviso tra membri militari e coloro che prestavano assistenza ai malati. Era ancora un ordine religioso e godeva di privilegi funzionali concessi dal papato, tra i quali l’indipendenza da ogni autorità che non fosse quella del papa stesso, l’esenzione dai tributi e la concessione di edifici religiosi. Molte delle fortificazioni più importanti in Terrasanta erano opera dei Templari o degli Ospitalieri: nel Regno di Gerusalemme gli Ospitalieri tenevano sette grandi forti e altri 140 possedimenti nell’area. I due maggiori, le loro basi nel Regno e nel Principato di Antiochia, erano il Krak dei Cavalieri e Margat, situati il primo in Siria e il secondo nei pressi di Tripoli (oggi in Libano). Le proprietà dell’ordine erano divise in priorati, organizzati in baliati che, a loro volta erano suddivisi in capitanerie.

La storia incentrata proprio sui cavalieri di malta

Dopo sette anni di spostamenti della loro sede principale, da un luogo all’altro in Europa, i Cavalieri si insediarono quindi a Malta nel 1530 per iniziativa di papa Clemente VII e dell’imperatore Carlo V, con il consenso del loro feudatario il Re di Sicilia (che a quell’epoca era poi lo stesso imperatore Carlo V). Il tributo annuale di vassallaggio per l’isola di Malta era un singolo falcone maltese, che essi dovevano dare nel giorno di Ognissanti al Viceré di Sicilia, che faceva le funzioni di rappresentanza del re (questo fatto storico fu utilizzato per la trama del famoso romanzo di Dashiell Hammett, Il falcone maltese). I Cavalieri possedevano in questo periodo ancora la città di Tripoli, l’attuale capitale della Libia, detta Tripoli di Berberia per distinguerla dall’altra Tripoli, detta di Siria, nell’attuale Libano. Questa città venne loro tolta da Dragut nel 1551. Per il possesso dell’arcipelago maltese, i Cavalieri Ospitalieri vennero dunque soprannominati Cavalieri di Malta e continuarono la loro azione contro la guerra di corsa musulmana, combattendo con la loro flotta i corsari provenienti dal Nordafrica berbero. Malgrado avessero a disposizione solo poche navi, erano degli esperti navigatori e causarono non poche noie alle navi ottomane, attirando nuovamente le ire degli Ottomani, che non erano affatto felici di vedere l’Ordine ristabilito. Di conseguenza essi riunirono un’altra grossa forza militare con lo scopo di eliminare i Cavalieri da Malta e nel 1565 invasero l’isola, dando inizio al grande assedio di Malta. L’assedio durò circa quattro mesi, durante i quali i Turchi espugnarono una dopo l’altra le posizioni dei Cavalieri, pagando tuttavia un prezzo altissimo per ogni conquista; nella battaglia trovò la morte anche il comandante turco, il famoso corsaro Dragut. Infine il 6 settembre, quando ormai i difensori di Malta erano ridotti a circa 600 (da 9000 che erano inizialmente, di cui 700 Cavalieri), arrivò in loro aiuto la flotta spagnola partita dalla Sicilia. Anche gli Ottomani erano ormai così provati che si ritirarono quasi senza combattere: avevano perso circa 30000 uomini. L’assedio è vividamente ritratto nell’affresco di Matteo Perez d’Aleccio nella Sala di San Michele e San Giorgio, nota anche come la Stanza del Trono, nel Palazzo del Gran Maestro, nella città della Valletta. Quattro dei modelli originali, dipinti ad olio da Perez d’Aleccio tra il 1576 ed il 1581, si trovano nella Stanza Cubica della casa della regina, a Greenwich (Londra). Dopo l’assedio fu necessario costruire una nuova città: l’attuale città della Valletta, così chiamata in memoria del valoroso gran maestro Jean de la Valette che aveva organizzato e diretto la difesa. In essa, continuando la tradizione assistenziale dell’Ordine, fu costruito anche quello che era allora il più grande e moderno ospedale d’Europa, dove cristiani, musulmani ed ebrei venivano curati insieme senza distinzione.

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La perdita di malta per i cavalieri

La loro roccaforte mediterranea di Malta venne espugnata da Napoleone Bonaparte nel 1798, nel corso della sua spedizione in Egitto. Napoleone chiese di poter rifornire di acqua la propria flotta diretta in Egitto. Il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch, impreparato e indeciso, dopo aver tergiversato a lungo acconsentì a patto che non entrassero nel Porto Grande più di quattro navi francesi contemporaneamente. Napoleone si spazientì e prese a pretesto questa bizzarra richiesta per attaccare la rocca ed impadronirsene, aiutato in questo anche da alcuni Cavalieri della Bandiera di Francia, già contattati in precedenza da una falsa missione commerciale francese. Al Gran Maestro, che aveva nominalmente solo 1.200 uomini a disposizione per combattere, non rimase altro che la resa, avvenuta il 12 giugno. Napoleone spogliò l’Ordine di molti dei tesori conservati sull’isola per finanziare la sua spedizione ma non poté usufruirne poiché la nave che trasportava gran parte del bottino fu affondata meno di due mesi dopo dall’ammiraglio inglese Orazio Nelson alla battaglia del Nilo. Con la resa senza condizioni (12 giugno 1798) del Gran Maestro Fra’ Ferdinand von Hompesch, iniziò l’esilio dei Cavalieri in tutto il mondo, sia presso i Priorati esistenti, che presso regnanti e nobili amici. Questi si trasferirono in Italia, Spagna, Austria, Germania, Inghilterra e persino nelle Americhe, mentre la maggior parte tra Cavalieri di ogni grado e Luogotenenti, si trasferirono in Russia, che aveva incorporato anche parte della Polonia. In particolare si possono ricostruire queste migrazioni: in Italia sotto la protezione di papa Pio VII; in Spagna sotto la protezione di Carlo IV della casa reale di Borbone; in Inghilterra sotto la protezione di Giorgio III della casa reale di Hannover; in Russia sotto la protezione dello zar Paolo I (che ne divenne anche Gran Maestro), prima e poi, alla sua morte dal figlio, lo zar Alessandro I; negli Stati Uniti sin dal 1794, a seguito del trattato di alleanza e di reciproco riconoscimento di Malta con gli Stati Uniti d’America, firmato dal presidente James Monroe (si registrano numerosi Luogotenenti dei Cavalieri nelle Americhe agli inizi dell’Ottocento). Sotto un profilo storico-giuridico, si potrebbe affermare che, con la “fuga” da Malta, l’Ordine si sia scisso, avendone diritto di continuità sia i Priorati esistenti (nei quali vi era un Vescovo delegato dal Papa o un Luogotenente abilitato alle investiture dei cavalieri dal Gran Maestro) che quanti erano abilitati appunto alle investiture precedentemente (come nelle Americhe).

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L’espansione di malta  verso il mondo

Pochissimi cavalieri dell’Ordine continuarono ad operare in Italia e Spagna e intrapresero negoziati con le potenze europee per il ritorno sull’isola. Lo zar di Russia Paolo I, giacché era stato istituito il Gran Priorato Russo dal Gran Maestro Emanuele De Rohan – Polduc (1797) a San Pietroburgo, concesse asilo a tutti i Cavalieri che erano “esiliati” appunto in questa città (circa 400) e questa fu la continuazione dell’Ordine in terra Russa con il riconoscimento all’interno degli Ordini Imperiali russi. Nel contempo, i Cavalieri dei Priorati europei deposero il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch ed elessero in sua vece lo zar Paolo I; nonostante le riserve iniziali (lo zar era di religione ortodossa) vi fu anche l’approvazione del Papa, che era preoccupato dello strapotere di Napoleone. Circa due settimane dopo avere accettato la nomina a gran maestro, il 29 novembre 1798 Paolo I fondò un secondo Priorato per gli ortodossi[6]. Qualche mese dopo, su pressione dell’imperatore d’Austria Francesco II, von Hompesch si dimise, lasciando anche formalmente la carica allo zar. Durante il suo Magistero, Paolo I concesse ai Cavalieri di Fede Cattolica di esercitare la propria confessione, anzi, nel Palais de Malta a San Pietroburgo, erano presenti le due Chiese: Ortodossa e Cattolica, una di fronte all’altra con i fedeli che convivevano le proprie esperienze. (Tale verità storica, riconosciuta anche dalla Chiesa, contrasta con il saggio “Cavalieri di Malta” di Roger Peyrefitte dove lo storico francese pone una diversa versione adombrando un falso storico, cioè che lo zar, pur di mantenere il Gran Magistero, abbia abiurato la fede ortodossa a favore di quella cattolica, mentre la visione religiosa di Paolo I era ecumenica). I Cavalieri appartenenti alla Lingua spagnola, dopo la morte del Gran maestro, lo Zar Paolo I, si nominarono un altro Gran Maestro nella persona del Re di Spagna, Carlo IV. Da questa scissione nacque l’Ordine Reale dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme che tuttavia nel 1885, con la rinuncia all’esercizio del Gran Magistero di questo Ordine da parte del Re Alfonso XII, rientrò nell’Ordine di Malta con Gran Magistero a Roma. Un altro Ordine di ispirazione melitense era però sorto in Spagna nel 1833, in seguito alla guerra civile che vide contestare l’ascesa al trono da parte della Regina Isabella II, un gruppo di Cavalieri costituì un Ordine autonomo denominato Ordine Reale dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni Battista i cui statuti furono approvati nel 1876 dal Re Alfonso XII, il quale assunse il titolo di Gran protettore, e poi da papa Leone XIII nel 1880 e che esiste tuttora. Dopo l’assassinio di Paolo I nel 1801, il figlio Alessandro I rinunciò ad assumere la carica di gran maestro, pur rimanendo protettore dell’Ordine; pertanto un nuovo Gran Maestro cattolico, Giovanni Battista Tommasi, venne nominato a Roma nel 1803 e stabilì provvisoriamente la sede dell’Ordine a Messina. Nei primi anni dell’Ottocento, l’Ordine era stato notevolmente indebolito con il trasferimento di alcuni Luogotenenti nelle Americhe e con l’adesione ad altri Ordini Cavallereschi cui confluivano alcuni Priorati in Europa. Soltanto il 10% dei guadagni dell’Ordine proveniva dalle fonti tradizionali Europee, con il rimanente 90% che proveniva dal Gran Priorato Russo di San Pietroburgo che la Casa Romanov, con Alessandro I, continuò a proteggere fino al 1810. Mentre lo Zar rimaneva autonomo appunto nelle investiture di Russia, da altre parti tali situazioni si riflettevano nel governo dell’Ordine, la cui guida, dopo la morte del gran maestro Tommasi avvenuta nel 1805, era stata degradata al rango di Luogotenente piuttosto che di Gran Maestro. La situazione economica dell’Ordine peggiorò dopo la cessazione della protezione del Priorato di Russia da parte di Alessandro I (che tenne solo il Priorato ortodosso) e la secolarizzazione in Prussia dell’Ordine di San Giovanni del baliaggio di Brandeburgo, che fece venire meno i contributi finanziari versati dall’Ordine prussiano. Nel 1879 papa Leone XIII restaurò pienamente l’Ordine, autorizzando l’elezione di un nuovo Gran Maestro. L’evento sottolineò il ripristino delle fortune dell’Ordine ma come organizzazione religiosa (monacale), umanitaria e cerimoniale, non per tutti quale Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, a causa delle prerogative che sarebbero rimaste alla famiglia Romanov (almeno fino alla Rivoluzione russa). In Italia, nel 1834, l’Ordine si era stabilito nella sua attuale sede sull’Aventino, a Roma. Il nome dell’organizzazione era sempre rimasto quello della ri-fondazione (SMOM) ma nella consuetudine si suole aggiungere anche quello di “Cavalieri di Malta e di Rodi”. Quindi il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), che sarà descritto ulteriormente nei prossimi paragrafi, è quello riconosciuto dalla Chiesa Cattolica quale Ordine Religioso, ma non è l’unico, anche altre organizzazioni con le medesime origini vantano stessi diritti, tuttavia la Repubblica Italiana riconosce lo status di ordine cavalleresco solo allo SMOM.

La situazione attuale dei cavalieri nel mondo odierno

L’ordine è stato travagliato da vere e proprie crisi di identità dall’epoca della sua “cacciata” dall’isola di Malta. Pur non essendo definitiva l’attuale situazione storica, si identificano le seguenti branche riconosciute da Stati nazionali: Il Sovrano militare ordine di Malta (SMOM), costituito dai Cavalieri rimasti in Italia sotto la protezione della Chiesa cattolica, è l’unico ordine sovrano. Discende dal gran maestro fra’ Ferdinando von Hompesch. Egli “abdicò” a favore dello zar Paolo I, alla cui morte papa Pio VII nominò gran maestro fra’ Bartolomeo Ruspoli: dopo di lui, fu il turno di fra’ Giovanni Battista Tommasi, il quale stabilì la sede dell’ordine a Messina (1803). È l’unico ordine cavalleresco riconosciuto da oltre 80 Stati e gode di un posto di “osservatore” alle Nazioni Unite. Ha un suo governo e molte prerogative di Stato autonomo. Allo SMOM fa capo l’Associazione dei cavalieri italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta, da cui dipende il Corpo militare dell’ACISMOM, corpo ausiliario dell Esercito Italiano. Il Venerabile ordine di San Giovanni, con sede in Londra con a capo S.M. la Regina d’Inghilterra. L’Ordine gestisce ambulanze ed Ospedali, è fortemente diffuso in tutto il Regno Unito. Ha stretto alleanza con lo SMOM. Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Brandeburgo (riconosciuto dalla Germania) Ha stretto alleanza con lo SMOM. Ordine di San Giovanni del Baliaggio dei Paesi Bassi (riconosciuto dal Regno d’Olanda) Ha stretto alleanza con lo SMOM. Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Svezia (riconosciuto dal re di Svezia) Ha stretto alleanza con lo SMOM.  A Catanzaro esiste la Reale Arciconfraternita dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, i cui membri, per sovrana disposizione del Re Carlo VII di Sicilia, possono fregiarsi del titolo di “Cavalieri di Malta ad honorem”. Sono riconosciuti dallo SMOM. Affermano di discendere dall’Ordine degli Ospitalieri anche i seguenti Ordini: “Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme-Cavalieri di Malta” (non riconosciuto;  S.O.S.J. Sovereign Order of Saint John, the Hereditary Order of the Knights of Malta, Cyprus and Rhodes, World Headquarters in Malta (non riconosciuto); Sovrano Ordine dei cavalieri ospedalieri ortodossi di San Giovanni di Gerusalemme (non riconosciuto); “Cavalieri ospedalieri del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme Ordine Ecumenico-Cavalieri di Malta” (non riconosciuto).

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Pensate che a Roma hanno dedicato anche una piazza hai cavalieri di malta

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Tra le fonti : Wikipedia, l’enciclopedia libera

 

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