LE CARRETTE DEL MARE

Ricerca Pietropinto Alessia

Ci sono degli emigranti che provengono principalmente dal Nord Africa, pagano un sacco di soldi a coloro che li portano in Italia, arrivano su vecchie barche, le cosiddette CARRETTE DEL MARE in stati indecenti (di salute). Sono i cosiddetti viaggi della speranza, i viaggi da clandestini pur di lasciare il proprio Paese, per trovare lavoro e un tenore di vita decente. Le carrette del mare sono delle vecchie imbarcazioni usate per le traversate, stipate di centinaia di persone. Gli emigranti lasciano il loro Paese per problemi politici, ma soprattutto per ricominciare o perchè sono poveri, ma usano tutti i loro risparmi per provare in un nuovo Paese maggiore accoglienza che nel proprio.

http://it.euronews.com/2013/10/29/dalla-libia-all-italia-il-dramma-delle-carrette-del-mare-verso-il-sogno-europeo/

http://video.corriere.it/carrette-mare-sfidano-acque/7ef5e0fa-465f-11e0-9838-118c1ba8bdb4

A volte gli immigrati seguono vie illegali per raggiungere il paese di destinazione, divenendo quindi irregolari e in tali casi si affidano a malavitosi che possono essere indicati come veri e propri schiavisti che gestiscono moderne tratte degli esseri umani. Un esempio sono i cosiddetti scafisti che ammassano enormi quantità di persone su navi di scarsissima qualità e sicurezza (le carrette del mare) partendo dalle coste settentrionali dell’Africa per arrivare nei Paesi mediterranei: l’Italia è una delle mete preferite perché il tratto dall’Africa alla Sicilia e in particolare a Lampedusa[3] è molto corto rispetto agli altri possibili percorsi. Per molti di loro il viaggio continua verso altri Paesi europei. Questi scafisti si fanno pagare somme molto ingenti in cambio della speranza di una nuova vita, e sono spesso alleati con varie organizzazioni criminali oltre che con la complicità della polizia del paese d’origine: attorno all’immigrazione illegale c’è un forte indotto criminale fin dall’origine.

Essendo entrati illegalmente, i clandestini non possono entrare nel mercato del lavoro ufficiale. Pertanto, arrivati a destinazione, vengono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli che li usano come manodopera a basso costo, approfittando del fatto che non sono regolarizzabili e sono facilmente ricattabili a causa della loro posizione irregolare.

In quanto manodopera a basso costo, gli stranieri irregolari finiscono, loro malgrado, per abbassare i salari medi (un fenomeno che è detto svalutazione sociale) in taluni casi questa situazione si riflette a danno dei lavoratori regolari peggiorandone la qualità della vita.

Molti clandestini spesso finiscono inoltre per ingrossare la rete della criminalità organizzata, dove svolgono il cosiddetto lavoro sporco, ovvero le mansioni più basse, meno desiderabili e più rischiose.

 

Ventidue anni fa la nave Vlora approdava in Italia

L’ emigrazione albanese era cominciata già da tempo; il primo sbarco risale al 2 luglio 1990, quando sei uomini raggiunsero le coste italiane a bordo di una zattera; negli stessi giorni, un imponente mobilitazione a Tirana aveva portato migliaia di persone ad occupare le ambasciate straniere ed a richiedere (ed ottenere) asilo politico all’estero (in Italia ne giunsero 803): fu un episodio sensazionale, perchè migliaia di persone riusciorono ad usare la leva dei rapporti internazionali per garantirsi un diritto, quello di andare all’estero, negato da anni dal loro governo.

Tra il febbraio e marzo 1991 un allentamento di controlli da parte del regime portò all’inizio dell’immigrazione di massa via mare: in pochi giorni raggiunsero la costa pugliese più di 25.000 cittadini Albanesi, che avevano occupato diverse navi nei porti di Durazzo, Saranda e Valona. Dopo un periodo di attesa in cui ad alcune navi fu negato il diritto di attracco il governo Italiano offrì a molti, tramite un provvedimento ad hoc, un permesso di soggiorno straordinario di un anno, il cui rinnovo era subordinato all’ottenimento di un contratto di lavoro.

Il Vlora raggiunse Bari l’8 agosto dello stesso anno; non era il primo sbarco, e l’Italia aveva già accolto migliaia di Albanesi in fuga. Nel corso di pochi mesi, però, la situazione era cambiata da entrambe le parti dell’Adriatico.

La nave Vlora (probabilmente la più grande di tutta la marina albanese) giunse a Bari proprio in questo momento, ed al massimo della sua capacità: sui suoi ponti, nelle stive e perfino aggrappate ai pennoni più alti trovarono posto migliaia di persone, chi dice 20, chi 25, chi 27.000.

Quante che fossero, quando queste persone raggiunsero l’Italia il loro arrivo e la loro accoglienza non erano più viste come una questione di politica estera o di diritti umani, ma solo di sicurezza e di ordine pubblico.

É difficile dire quali furono i fattori che spaventarono tanto  l’Italia. Sicuramente le dimensioni della nave ed il numero di persone, vera e propria cifra di emergenza, ma sicuramente anche un’informazione  che cercava di impressionare gli spettatori accentuando certi particolari aspetti, come il fatto che gli arrivati fossero “sporchi” (i testimoni dicono che appena arrivati furono fatti sedere in un piazzale del porto dove era stato scaricato del carbone) e “mezzi nudi” (in pieno agosto e dopo una traversata di 2 giorni in mare).  Ma più di tutto ad impressionare gli Italiani fu lo spettacolo squallido e deprimente dello Stadio della Vittoria, in cui la maggior parte degli arrivati fu ammassata senza che fosse predisposta una struttura di accoglienza, senza servizi igienici adeguati e soprattutto senza un controllo di sicurezza; indipendentemente dalla successiva decisione di espulsione immediata, il concentramento di migliaia di persone nello stadio di Bari fu l’aspetto più disumano della vicenda. Quando la televisione rese visibile il fortissimo degrado dello stadio (sono famose le riprese della distribuzione di alimenti, lanciati da gru sospesa sopra lo stadio) molti spettatori lo imputarono alla miseria ed alla (supposta) ferinità degli Albanesi piuttosto che ad una gestione insana e poco umana dell’emergenza: andò così che anche una mancanza del nostro governo contribuì ad aumentare i pregiudizi sull’altro.

Salvo qualcuno che riuscì a scappare per circostanze fortuite, tutti gli albanesi arrivati con il Vlora furono reimpatriati in Albania con voli militari nei giorni successivi. Moltissimi di loro tentarono e riuscirono successivamente ad arrivare in Italia, ma il loro respingimento in massa cambiò le strategie di una migrazione che ormai era priva di una copertura politica, e che passò così da imponenti sbarchi di massa a viaggi clandestini ed invisibili su piccole imbarcazioni che a volte avevano un esito tragico.

 

ANCHE DALL’ ITALIA ALL’INIZIO DEL ‘900 CI FU UNO SPOSTAMENTO DI QUESTO GENERE  E LA META ERA L’AMERICA. MAGARI ANCHE QUALCHE NOSTRO PARENTE  SI TROVAVA SU UNA CARRETTA DEL MARE.  IO SONO DI SAN FELE ED ECCO DEI MIEI POSSIBILI PARENTI REGISTRATI NEI DOCUMENTI DI ELLIS ISLAND che ho trovato su questo sito  https://www.ellisisland.org/

 

 

 

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