Messaggio di benvenuto

Ciao siamo i componenti del Team 1 della 2f : Di Giacomo Alessia, Pietropinto Alessia, Bisceglia Pasquale, Mancusi Giuseppe. Stiamo cominciando ad usare il nostro blog di gruppo creato su WordPress (1fteam3.wordpress.com) per il progetto ITEC 5 e siamo felici di poterlo fare anche quest’anno. Itec è un progetto a livello internazionale che vuole dimostrare come le tecnologie emergenti possano essere effettivamente utilizzate in classe. Attraverso lo studio di un monumento antico cercheremo di ricostruire la stratigrafia culturale di cui il monumento è espressione e, attraverso la stratigrafia, ricostruire flussi  e incroci di culture nel tempo e nello spazio che hanno prodotto quel monumento. Questo è l’obiettivo didattico che dobbiamo perseguire utilizzando tecnologie innovative ( le novità di quest’ anno sono la Realtà Aumentata, la stampa in 3D e quindi l’interazione con Arduino). Speriamo come sempre che il nostro lavoro vi piaccia! 🙂

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IL MODELLO CLUNIACENSE

La chiesa di Cluny, divenuta il luogo di maggiore richiamo monastico ed anche ecclesiale della cristianità, divenne troppo piccola per l’affluenza dei fedeli . Nel 1088 l’abate Ugo decise la costruzione della terza chiesa abbaziale. L’edificio era di dimensioni titaniche: lungo 187 metri, era dotato di un particolare tipo di nartece a sviluppo longitudinale, chiamato «galilea», che in molte chiese conventuali cluniacensi precedeva l’ingresso all’area liturgica vera e propria, con funzione di filtro tra interno ed esterno. Aveva ben cinque navate, un coro allungato diviso sempre in cinque navate con deambulatorio e cappelle radiali, un doppio transetto e sette torri. Rimase il più grande edificio religioso d’Europa prima della ricostruzione della Basilica di San Pietro a Roma nel XVI secolo. Tra l’altro non venne demolita la vecchia chiesa abbaziale, ma venne lasciata a fianco della nuova. A Cluny III i capitelli più antichi si trovavano nel deambulatorio e risalgono a prima del 1095. L’ingresso era affiancato da due semicolonne, che presentavano due capitelli istoriati, uno con il Peccato dei progenitori e l’altro con il Sacrificio di Isacco. Sugli altri capitelli era raffigurato una sorta di compendio del sapere medievale, con vari soggetti: un capitello corinzio che dimostra una notevole comprensione dell’arte antica, uno con atleti, uno con un apicoltore, una serie con le virtù teologali e cardinali, uno con una raffigurazione della Primavera, uno dell’Estate, uno con i Fiumi del Paradiso (allegoria dei quattro vangeli) e una serie con gli otto toni del canto gregoriano. La grande varietà di temi era bilanciata anche dalla notevole varietà degli schemi entro i quali erano scolpite le raffigurazioni: si va dalle mandorle con figure intere di personaggi, ad altri dove l’istoriazione non ha soluzione di continuità.

PERCORSO SINTETICO CHE VOGLIAMO SVILUPPARE

– Trinità di Venosa, “segno”: Tomba di ALBERADA DI BUONALBERGO.

– Alberada era la moglie di ROBERTO IL GUISCARDO

– Roberto era figlio di Tancredi d’Altavilla.

– Il vero nome degli Altavilla era Hauteville ed erano originari di Hauteville-le-Guichard, feudo normanno situato a nord della Francia, nei pressi del Canale della Manica.

– Roberto sarebbe vicino a Gregorio VII, già monaco a Cluny, e l’abbazia della Trinità riprenderebbe alcune caratteristiche analoghe al modello cluniacense

– Modello cluniacense

TANCREDI E ROBERTO D’ALTAVILLA

Tancredi di Hauteville (Coutances, 980-990 circa – 1041 circa) è il capostipite del casato degli Hauteville.

 

Si sa pochissimo della sua vita. Era un nobile di Coutances, città della Bassa Normandia, nella penisola Cotentin; probabilmente era proprietario del villaggio di Hauteville-la-Guichard. Era il figlio di un feudatario normanno, Rabel Tancredi I d’Altavilla e probabilmente ereditò il feudo di Hauteville alla morte del padre nel 1020 circa.

 

La sua importanza storica è legata ai discendenti avuti dalle due mogli Muriella e Fresenda. Ebbe almeno dodici figli maschi, molti dei quali divennero determinanti nelle vicende politiche del Mezzogiorno d’Italia.

Nel 1010 circa sposò Muriella, da cui ebbe cinque maschi e una femmina

Nel 1025 Muriella morì e Tancredi sposò in seconde nozze Fresenda (sorella di Muriella), che gli diede quattro femmine e sette maschi (forse otto)

Uno dei figli maschi che ebbe da Fresenda fu Roberto d’Altavilla anche detto il Guiscardo (l’Astuto). Venne in Italia nel 1040 circa. Al servizio dapprima del principe di Capua, passò poi, chiamato dal fratello Drogone, in Calabria, cominciandone la conquista sistematica sotto il comando di Drogone e poi di Unfredo, e sottraendola al dominio bizantino e alle aspirazioni del principe di Salerno, col venire accortamente a patti con le città, in particolare dopo la vittoria memorabile di Civitate (1053). Alla morte del fratello Unfredo, non tenendo conto degli eredi, fece sancire la propria elezione a conte di Puglia (1057). Sottomessa interamente la Calabria, mercé l’aiuto dell’altro fratello, Ruggiero. Roberto ideò la conquista della Sicilia che Ruggiero attuò in massima parte. Nel Concilio di Melfi Roberto fu investito da Nicolò II del ducato di Puglia, Calabria e Sicilia, benché questi territori non fossero stati da lui completamente conquistati. Continuò la lotta contro i Bizantini cacciandoli definitivamente dall’Italia con la conquista di Bari . In seguito passò alla conquista degli ultimi centri di resistenza, Amalfi e Salerno, combattendo soprattutto contro Gisulfo II che aveva dalla sua Riccardo I principe di Capua. Prima a cadere in potere del Guiscardo fu Amalfi. Questa conquista accelerò la caduta di Salerno (1077), mentre Gisulfo si ritirava presso la corte papale. Costituito il proprio stato, Roberto s’occupò di dargli forza all’interno e di vincere le numerose ostilità da parte dei signori, insofferenti del giogo, e delle città che non volevano perdere le loro autonomie. Talora questo malcontento scoppiò in aperta ribellione. Ma l’abilità del Guiscardo seppe ristabilire la calma e organizzare amministrativamente tutte le terre conquistate. Sempre preoccupato della potenza bizantina, padrona dell’Adriatico, e per soddisfare le sue vaste ambizioni politiche, Roberto salpò  con la flotta verso Valona, conquistò Corfù e, dopo aver sconfitto Alessio Comneno, occupò  Durazzo. Interrotta la sua marcia su Costantinopoli per correre in aiuto di Gregorio VII assediato da Enrico IV a Roma, lo liberava conducendolo a Salerno, ma devastando  prima la città. Nell’autunno del 1084 riprese la lotta in Oriente, ma, riconquistata Corfù, morì durante l’assedio di Cefalonia.

 

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ALBERADA di Buonalbergo: la sua storia e la sua tomba ( realtà aumentata)

Alessia Pietropinto

Ho deciso di approfondire, per quanto riguarda la ricerca individuale, quello che si può leggere nel titolo dell’articolo vale a dire ALBERADA DI BUONALBERGO: la sua storia e la sua tomba. Ho realizzato due video con Movie Maker: il primo riguarda la storia di questo personaggio, il secondo tratta della tomba ; questi compaiono nella realtà aumentata catturando i due triggers che metto di seguito . Al solito ripeto l’ operazione per vedere il contenuto in realtà aumentata >app Aurasma > Search> alessiapietropinto’s Channel> Follow dopodiché potrai catturare i triggers e visualizzare i video.

P.s. Consiglio , soprattutto per la prima foto, di tenere il dispositivo ( specie Ipad) orizzontale per facilitare il riconoscimento o comunque di provare diverse posizioni e attendere .

 

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Video di presentazione nella realtà aumentata

Abbiamo cominciato ad usare Aurasma ( un’ app per la realtà aumentata). La useremo per aggiungere contenuti alle foto delle opere d’arte che studieremo, nel frattempo come video di prova abbiamo deciso di realizzare uno nel quale noi del Team1 ci presentiamo. Questo compare quando, con l’ app di Aurasma , si ‘cattura’ la foto che pubblico di seguito ( la testata del nostro blog).  Per poter visualizzare i contenuti della realtà aumentata fai prima questa operazione   >app Aurasma > Search> alessiapietropinto’s Channel> Follow dopodiché potrai catturare il trigger e visualizzare il nostro video.

Alessia Pietropinto

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I cavalieri di malta

Quella dei Cavalieri Ospitalieri o Ospedalieri, nati come Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, quindi conosciuti come Cavalieri di Rodi e in seguito come Cavalieri di Malta, è una tradizione che inizia come ordine ospedaliero benedettino intorno alla prima metà dell’XI secolo a Gerusalemme e divenuto, in seguito alla prima crociata, un ordine religioso cavalleresco cristiano dotato di un proprio statuto a cui fu affidata la cura e la difesa dei pellegrini diretti in Terra santa. In seguito alla perdita dei territori cristiani in Terrasanta, l’Ordine si rifugiò brevemente a Cipro e poi a Rodi, su cui estese la propria sovranità, e successivamente a Malta con lo stato di vassallo del re di Sicilia. Si può dire che l’ordine medioevale sia giunto ad un termine a seguito della sua espulsione da Malta da parte di Napoleone (1798). Il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), di fede cattolica, costituisce il principale successore di questa tradizione: è presente in oltre 110 paesi e, abbandonato l’impegno militare, realizza iniziative a carattere benefico ed assistenziale. Esistono inoltre altri Ordini di fede protestante o anglicana, come il Venerabile Ordine di San Giovanni, con sede a Londra e l’Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Brandeburgo, già sotto protezione degli Hohenzollern. Inoltre questi cavalieri hanno come stemma un “blasone” dell’ordine.Lo stemma, dal greco στέμμα (stémma), corona, è l’insieme di scudo ed ornamenti esteriori di un’insegna simbolica gentilizia, nazionale o civica. Lo scudo è un elemento necessario dello stemma. Si tratta di un elemento grafico che consente, in prima approssimazione, di richiamare alla mente, con immediatezza e precisione, una persona, un gruppo sociale, un territorio, ecc.

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La storia dei cavalieri riguardo i primi anni di vita della fondazione

Nel 600 all’abate Probus fu commissionata da papa Gregorio I la costruzione di un ospitale a Gerusalemme per avere cura dei pellegrini cristiani in Terrasanta. Nel IX secolo Carlo Magno, imperatore del Sacro Romano Impero, ingrandì l’ostello di Probus e vi aggiunse una biblioteca. Circa due secoli dopo, nel 1005, l’Imām fatimide al-Hākim distrusse l’ostello assieme con altri tremila edifici. Fece portare ai cristiani, appese al collo, delle croci di legno, lunghe circa un metro e larghe mezzo. Malgrado ai cristiani non fosse permesso di acquistare schiavi, maschi o femmine, e godessero di pochi privilegi, ad essi era concesso di usare i cavalli a condizione che essi cavalcassero con la sella di legno e finimenti disadorni. Nel 1023 dei mercanti da Amalfi e Salerno ebbero il permesso dall’Imām fatimide d’Egitto al-Zāhir (reg. 1021-1036) di ricostruire l’ospizio a Gerusalemme. L’ospizio, che fu edificato sul luogo del monastero di San Giovanni l’Elemosiniere, serviva i pellegrini cristiani che viaggiavano per visitare i paesi e i luoghi dove Gesù era nato, vissuto, morto, risorto e asceso al cielo. Questa struttura era servita da monaci benedettini. L’Ordine Ospitaliero fu fondato in seguito alla prima crociata dal Beato Gerardo Sasso, ritenuto da alcuni francese  ma provato essere Amalfitano, più precisamente proveniente dal borgo di Scala attualmente detta “Del Monastero” dov’era in antichità il seggio dei nobili, il cui ruolo di fondatore fu confermato dalla bolla papale “Pie postulatio voluntatis” di papa Pasquale II del 15 febbraio 1113. Gerardo acquisì terre e rendite per il suo Ordine per tutto il Regno di Gerusalemme e dintorni. Il suo successore Raymond du Puy de Provence istituì il primo ospizio degli Ospitalieri nei pressi della Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Il gruppo inizialmente si prendeva cura solo dei pellegrini giunti a Gerusalemme, ma presto l’ordine estese i suoi servizi alla scorta armata ai pellegrini. La scorta in breve crebbe fino a diventare una sostanziosa forza armata. Assieme con i Cavalieri Templari, formatisi poco dopo nel 1119, gli Ospitalieri divennero uno dei più potenti gruppi cristiani nell’area. L’Ordine cominciò a distinguersi in battaglia contro i musulmani e i suoi soldati indossavano una sopravveste nera con una croce bianca. Dalla metà del XII secolo l’ordine era nettamente diviso tra membri militari e coloro che prestavano assistenza ai malati. Era ancora un ordine religioso e godeva di privilegi funzionali concessi dal papato, tra i quali l’indipendenza da ogni autorità che non fosse quella del papa stesso, l’esenzione dai tributi e la concessione di edifici religiosi. Molte delle fortificazioni più importanti in Terrasanta erano opera dei Templari o degli Ospitalieri: nel Regno di Gerusalemme gli Ospitalieri tenevano sette grandi forti e altri 140 possedimenti nell’area. I due maggiori, le loro basi nel Regno e nel Principato di Antiochia, erano il Krak dei Cavalieri e Margat, situati il primo in Siria e il secondo nei pressi di Tripoli (oggi in Libano). Le proprietà dell’ordine erano divise in priorati, organizzati in baliati che, a loro volta erano suddivisi in capitanerie.

La storia incentrata proprio sui cavalieri di malta

Dopo sette anni di spostamenti della loro sede principale, da un luogo all’altro in Europa, i Cavalieri si insediarono quindi a Malta nel 1530 per iniziativa di papa Clemente VII e dell’imperatore Carlo V, con il consenso del loro feudatario il Re di Sicilia (che a quell’epoca era poi lo stesso imperatore Carlo V). Il tributo annuale di vassallaggio per l’isola di Malta era un singolo falcone maltese, che essi dovevano dare nel giorno di Ognissanti al Viceré di Sicilia, che faceva le funzioni di rappresentanza del re (questo fatto storico fu utilizzato per la trama del famoso romanzo di Dashiell Hammett, Il falcone maltese). I Cavalieri possedevano in questo periodo ancora la città di Tripoli, l’attuale capitale della Libia, detta Tripoli di Berberia per distinguerla dall’altra Tripoli, detta di Siria, nell’attuale Libano. Questa città venne loro tolta da Dragut nel 1551. Per il possesso dell’arcipelago maltese, i Cavalieri Ospitalieri vennero dunque soprannominati Cavalieri di Malta e continuarono la loro azione contro la guerra di corsa musulmana, combattendo con la loro flotta i corsari provenienti dal Nordafrica berbero. Malgrado avessero a disposizione solo poche navi, erano degli esperti navigatori e causarono non poche noie alle navi ottomane, attirando nuovamente le ire degli Ottomani, che non erano affatto felici di vedere l’Ordine ristabilito. Di conseguenza essi riunirono un’altra grossa forza militare con lo scopo di eliminare i Cavalieri da Malta e nel 1565 invasero l’isola, dando inizio al grande assedio di Malta. L’assedio durò circa quattro mesi, durante i quali i Turchi espugnarono una dopo l’altra le posizioni dei Cavalieri, pagando tuttavia un prezzo altissimo per ogni conquista; nella battaglia trovò la morte anche il comandante turco, il famoso corsaro Dragut. Infine il 6 settembre, quando ormai i difensori di Malta erano ridotti a circa 600 (da 9000 che erano inizialmente, di cui 700 Cavalieri), arrivò in loro aiuto la flotta spagnola partita dalla Sicilia. Anche gli Ottomani erano ormai così provati che si ritirarono quasi senza combattere: avevano perso circa 30000 uomini. L’assedio è vividamente ritratto nell’affresco di Matteo Perez d’Aleccio nella Sala di San Michele e San Giorgio, nota anche come la Stanza del Trono, nel Palazzo del Gran Maestro, nella città della Valletta. Quattro dei modelli originali, dipinti ad olio da Perez d’Aleccio tra il 1576 ed il 1581, si trovano nella Stanza Cubica della casa della regina, a Greenwich (Londra). Dopo l’assedio fu necessario costruire una nuova città: l’attuale città della Valletta, così chiamata in memoria del valoroso gran maestro Jean de la Valette che aveva organizzato e diretto la difesa. In essa, continuando la tradizione assistenziale dell’Ordine, fu costruito anche quello che era allora il più grande e moderno ospedale d’Europa, dove cristiani, musulmani ed ebrei venivano curati insieme senza distinzione.

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La perdita di malta per i cavalieri

La loro roccaforte mediterranea di Malta venne espugnata da Napoleone Bonaparte nel 1798, nel corso della sua spedizione in Egitto. Napoleone chiese di poter rifornire di acqua la propria flotta diretta in Egitto. Il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch, impreparato e indeciso, dopo aver tergiversato a lungo acconsentì a patto che non entrassero nel Porto Grande più di quattro navi francesi contemporaneamente. Napoleone si spazientì e prese a pretesto questa bizzarra richiesta per attaccare la rocca ed impadronirsene, aiutato in questo anche da alcuni Cavalieri della Bandiera di Francia, già contattati in precedenza da una falsa missione commerciale francese. Al Gran Maestro, che aveva nominalmente solo 1.200 uomini a disposizione per combattere, non rimase altro che la resa, avvenuta il 12 giugno. Napoleone spogliò l’Ordine di molti dei tesori conservati sull’isola per finanziare la sua spedizione ma non poté usufruirne poiché la nave che trasportava gran parte del bottino fu affondata meno di due mesi dopo dall’ammiraglio inglese Orazio Nelson alla battaglia del Nilo. Con la resa senza condizioni (12 giugno 1798) del Gran Maestro Fra’ Ferdinand von Hompesch, iniziò l’esilio dei Cavalieri in tutto il mondo, sia presso i Priorati esistenti, che presso regnanti e nobili amici. Questi si trasferirono in Italia, Spagna, Austria, Germania, Inghilterra e persino nelle Americhe, mentre la maggior parte tra Cavalieri di ogni grado e Luogotenenti, si trasferirono in Russia, che aveva incorporato anche parte della Polonia. In particolare si possono ricostruire queste migrazioni: in Italia sotto la protezione di papa Pio VII; in Spagna sotto la protezione di Carlo IV della casa reale di Borbone; in Inghilterra sotto la protezione di Giorgio III della casa reale di Hannover; in Russia sotto la protezione dello zar Paolo I (che ne divenne anche Gran Maestro), prima e poi, alla sua morte dal figlio, lo zar Alessandro I; negli Stati Uniti sin dal 1794, a seguito del trattato di alleanza e di reciproco riconoscimento di Malta con gli Stati Uniti d’America, firmato dal presidente James Monroe (si registrano numerosi Luogotenenti dei Cavalieri nelle Americhe agli inizi dell’Ottocento). Sotto un profilo storico-giuridico, si potrebbe affermare che, con la “fuga” da Malta, l’Ordine si sia scisso, avendone diritto di continuità sia i Priorati esistenti (nei quali vi era un Vescovo delegato dal Papa o un Luogotenente abilitato alle investiture dei cavalieri dal Gran Maestro) che quanti erano abilitati appunto alle investiture precedentemente (come nelle Americhe).

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L’espansione di malta  verso il mondo

Pochissimi cavalieri dell’Ordine continuarono ad operare in Italia e Spagna e intrapresero negoziati con le potenze europee per il ritorno sull’isola. Lo zar di Russia Paolo I, giacché era stato istituito il Gran Priorato Russo dal Gran Maestro Emanuele De Rohan – Polduc (1797) a San Pietroburgo, concesse asilo a tutti i Cavalieri che erano “esiliati” appunto in questa città (circa 400) e questa fu la continuazione dell’Ordine in terra Russa con il riconoscimento all’interno degli Ordini Imperiali russi. Nel contempo, i Cavalieri dei Priorati europei deposero il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch ed elessero in sua vece lo zar Paolo I; nonostante le riserve iniziali (lo zar era di religione ortodossa) vi fu anche l’approvazione del Papa, che era preoccupato dello strapotere di Napoleone. Circa due settimane dopo avere accettato la nomina a gran maestro, il 29 novembre 1798 Paolo I fondò un secondo Priorato per gli ortodossi[6]. Qualche mese dopo, su pressione dell’imperatore d’Austria Francesco II, von Hompesch si dimise, lasciando anche formalmente la carica allo zar. Durante il suo Magistero, Paolo I concesse ai Cavalieri di Fede Cattolica di esercitare la propria confessione, anzi, nel Palais de Malta a San Pietroburgo, erano presenti le due Chiese: Ortodossa e Cattolica, una di fronte all’altra con i fedeli che convivevano le proprie esperienze. (Tale verità storica, riconosciuta anche dalla Chiesa, contrasta con il saggio “Cavalieri di Malta” di Roger Peyrefitte dove lo storico francese pone una diversa versione adombrando un falso storico, cioè che lo zar, pur di mantenere il Gran Magistero, abbia abiurato la fede ortodossa a favore di quella cattolica, mentre la visione religiosa di Paolo I era ecumenica). I Cavalieri appartenenti alla Lingua spagnola, dopo la morte del Gran maestro, lo Zar Paolo I, si nominarono un altro Gran Maestro nella persona del Re di Spagna, Carlo IV. Da questa scissione nacque l’Ordine Reale dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme che tuttavia nel 1885, con la rinuncia all’esercizio del Gran Magistero di questo Ordine da parte del Re Alfonso XII, rientrò nell’Ordine di Malta con Gran Magistero a Roma. Un altro Ordine di ispirazione melitense era però sorto in Spagna nel 1833, in seguito alla guerra civile che vide contestare l’ascesa al trono da parte della Regina Isabella II, un gruppo di Cavalieri costituì un Ordine autonomo denominato Ordine Reale dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni Battista i cui statuti furono approvati nel 1876 dal Re Alfonso XII, il quale assunse il titolo di Gran protettore, e poi da papa Leone XIII nel 1880 e che esiste tuttora. Dopo l’assassinio di Paolo I nel 1801, il figlio Alessandro I rinunciò ad assumere la carica di gran maestro, pur rimanendo protettore dell’Ordine; pertanto un nuovo Gran Maestro cattolico, Giovanni Battista Tommasi, venne nominato a Roma nel 1803 e stabilì provvisoriamente la sede dell’Ordine a Messina. Nei primi anni dell’Ottocento, l’Ordine era stato notevolmente indebolito con il trasferimento di alcuni Luogotenenti nelle Americhe e con l’adesione ad altri Ordini Cavallereschi cui confluivano alcuni Priorati in Europa. Soltanto il 10% dei guadagni dell’Ordine proveniva dalle fonti tradizionali Europee, con il rimanente 90% che proveniva dal Gran Priorato Russo di San Pietroburgo che la Casa Romanov, con Alessandro I, continuò a proteggere fino al 1810. Mentre lo Zar rimaneva autonomo appunto nelle investiture di Russia, da altre parti tali situazioni si riflettevano nel governo dell’Ordine, la cui guida, dopo la morte del gran maestro Tommasi avvenuta nel 1805, era stata degradata al rango di Luogotenente piuttosto che di Gran Maestro. La situazione economica dell’Ordine peggiorò dopo la cessazione della protezione del Priorato di Russia da parte di Alessandro I (che tenne solo il Priorato ortodosso) e la secolarizzazione in Prussia dell’Ordine di San Giovanni del baliaggio di Brandeburgo, che fece venire meno i contributi finanziari versati dall’Ordine prussiano. Nel 1879 papa Leone XIII restaurò pienamente l’Ordine, autorizzando l’elezione di un nuovo Gran Maestro. L’evento sottolineò il ripristino delle fortune dell’Ordine ma come organizzazione religiosa (monacale), umanitaria e cerimoniale, non per tutti quale Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, a causa delle prerogative che sarebbero rimaste alla famiglia Romanov (almeno fino alla Rivoluzione russa). In Italia, nel 1834, l’Ordine si era stabilito nella sua attuale sede sull’Aventino, a Roma. Il nome dell’organizzazione era sempre rimasto quello della ri-fondazione (SMOM) ma nella consuetudine si suole aggiungere anche quello di “Cavalieri di Malta e di Rodi”. Quindi il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), che sarà descritto ulteriormente nei prossimi paragrafi, è quello riconosciuto dalla Chiesa Cattolica quale Ordine Religioso, ma non è l’unico, anche altre organizzazioni con le medesime origini vantano stessi diritti, tuttavia la Repubblica Italiana riconosce lo status di ordine cavalleresco solo allo SMOM.

La situazione attuale dei cavalieri nel mondo odierno

L’ordine è stato travagliato da vere e proprie crisi di identità dall’epoca della sua “cacciata” dall’isola di Malta. Pur non essendo definitiva l’attuale situazione storica, si identificano le seguenti branche riconosciute da Stati nazionali: Il Sovrano militare ordine di Malta (SMOM), costituito dai Cavalieri rimasti in Italia sotto la protezione della Chiesa cattolica, è l’unico ordine sovrano. Discende dal gran maestro fra’ Ferdinando von Hompesch. Egli “abdicò” a favore dello zar Paolo I, alla cui morte papa Pio VII nominò gran maestro fra’ Bartolomeo Ruspoli: dopo di lui, fu il turno di fra’ Giovanni Battista Tommasi, il quale stabilì la sede dell’ordine a Messina (1803). È l’unico ordine cavalleresco riconosciuto da oltre 80 Stati e gode di un posto di “osservatore” alle Nazioni Unite. Ha un suo governo e molte prerogative di Stato autonomo. Allo SMOM fa capo l’Associazione dei cavalieri italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta, da cui dipende il Corpo militare dell’ACISMOM, corpo ausiliario dell Esercito Italiano. Il Venerabile ordine di San Giovanni, con sede in Londra con a capo S.M. la Regina d’Inghilterra. L’Ordine gestisce ambulanze ed Ospedali, è fortemente diffuso in tutto il Regno Unito. Ha stretto alleanza con lo SMOM. Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Brandeburgo (riconosciuto dalla Germania) Ha stretto alleanza con lo SMOM. Ordine di San Giovanni del Baliaggio dei Paesi Bassi (riconosciuto dal Regno d’Olanda) Ha stretto alleanza con lo SMOM. Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Svezia (riconosciuto dal re di Svezia) Ha stretto alleanza con lo SMOM.  A Catanzaro esiste la Reale Arciconfraternita dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, i cui membri, per sovrana disposizione del Re Carlo VII di Sicilia, possono fregiarsi del titolo di “Cavalieri di Malta ad honorem”. Sono riconosciuti dallo SMOM. Affermano di discendere dall’Ordine degli Ospitalieri anche i seguenti Ordini: “Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme-Cavalieri di Malta” (non riconosciuto;  S.O.S.J. Sovereign Order of Saint John, the Hereditary Order of the Knights of Malta, Cyprus and Rhodes, World Headquarters in Malta (non riconosciuto); Sovrano Ordine dei cavalieri ospedalieri ortodossi di San Giovanni di Gerusalemme (non riconosciuto); “Cavalieri ospedalieri del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme Ordine Ecumenico-Cavalieri di Malta” (non riconosciuto).

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Pensate che a Roma hanno dedicato anche una piazza hai cavalieri di malta

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Colonna dell’amicizia.

La Colonna dell’Amicizia è un’opera romana sormontata da un capitello bizantino. La Colonna venne chiamata così perché, come dice la tradizione, che girarvi intorno tenendosi per mano sia un presagio di eterna amicizia e per le giovani spose che si comprimano tra colonna e parete, un augurio di fecondità.

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Gli Altavilla

                                   Gli Altavilla

 

Gli Altavilla sono stati una delle famiglie più importanti e influenti del popolo dei Normanni. La dinastia reale è stata originata da Tancredi conte di Hauteville (oggi Hauteville-la-Guichard) in Normandia (IX secolo), i cui figli intrapresero la conquista e l’unificazione politica dell’Italia Meridionale.

Questa unificazione fu conclusa nel 1130 da Ruggero II, che unì al proprio dominio tutti i feudi normanni nel Mezzogiorno (Principato di CapuaDucato di Napoli ) costituendo il Regno di Sicilia. Un Regno che si estendeva a CorfùMaltaGozo e a tutta la costa dell’Africa settentrionale, compreso l’entroterra tra Bona e Tripoli.

Alleati del PapaBoemondo IRuggero II e Guglielmo II d’Altavilla furono fra i capi delle prime tre crociateBoemondo I, primo Duca di Puglia e Calabria – protagonista della prima Crociata, si impadronì del Principato d’AntiochiaTancredi, segnalatosi alla presa di NiceaAntiochia e Gerusalemme, ebbe in feudo il Principato di Galilea e Tiberiade ed il Tassolo celebrò nella Gerusalemme liberata.

Ultima degli Altavilla fu Costanza (1154-1198) – figlia postuma di Ruggero II, “Rex Siciliae et Italiae” – che sposò Enrico VI, Re di Germania ed Imperatore ed ottenne la successione al Regno di Sicilia. Morto Enrico, regnò in nome del figlio Federico II, poi Re di Sicilia, di Germania ed Imperatore.

Altre famiglie normanne giunsero in Sicilia al seguito degli Altavilla, e in particolare al seguito di Ruggero I in occasione della conquista dell’isola. Tra le famiglie normanne più importanti vicine a Ruggero I, ai cui membri furono assegnati feudi nelle vicinanze delle proprietà del sovrano nei pressi di Mileto e nella Sicilia orientale e centrale, troviamo i De Luci, i Mortain, i Culchebret e gli Avenel , o quelle “normannizzate” come i Borrello di stirpe franca.

Le altre famiglie che discendono dagli Altavilla sono Mazzarino, i Ruggieri di Salerno, i Gesualdo, i Loffredo, i Ventimiglia, i Rosso. Come simbolo araldico adottarono il leone. gli Altavilla erano i maggiori alleati del papa

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Ultimogenito di Tancredi d’Altavilla a metà dell’XI secolo raggiunse in Italia il fratello Roberto il Guiscardo. Qui combattè al suo fianco per la conquista del sud e nel 1059 ottenne il castello di Mileto (in Calabria) dove stabilì la sua residenza.

A Natale del 1061 sposò Giuditta d’Evreux.

Nel 1062 ottenne da Roberto parte della Calabria presa ai Bizantini.

Nel 1071 conquistò Palermo e assunse il titolo di Gran Conte di Calabria e di Sicilia, come vassallo del fratello Roberto (duca di Puglia).

Nel 1081 chiese ed ottenne da Papa Gregorio VII la fondazione della diocesi di Mileto.

Alla morte di Roberto il Guiscardo, avvenuta nel 1085, diventò il vero sovrano del regno normanno.

Donò a Brunone di Colonia i terreni dove il santo fondò nel 1091 la certosa di S. Stefano del Bosco (Serra San Bruno). Nel 1098 ottenne da Papa Urbano II l’Apostolica legatia” cioè il potere di nominare vescovi.

Morì il 22 giugno del 1101 a Mileto e si fece seppellire nell’Abazia della SS. Trinità ove fu sepolta anche la seconda moglie Eremburga.

In politica estera mantenne buoni rapporti, anche commerciali, con i paesi africani e con le potenze che operavano nel Mediterraneo.

Il suo regno fu consolidato e ingrandito dal figlio Ruggero II (nato dal suo matrimonio con Adelaide del Vasto) favorito in ciò dalla politica paterna.

 

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